Benvenuto Solo su We Music per questa intervista. Ci racconti da dove nasce il tuo nuovo singolo “Maybe Tomorrow…”?
Il brano nasce dal senso di smarrimento che la nostra generazione, cresciuta all’ombra delle promesse di una vita e di un mondo ideale, oggi prova; le immagini che nei mesi scorsi sono arrivate dalla Palestina sono state lo starter per la sua realizzazione.
Cosa vuoi lasciare intendere con quei tre puntini finali?
Non ci è dato di conoscere il futuro, ma solo di poter fare previsioni e non è mai stato così difficile, come in questo momento storico, farsi un’idea di quello che potrebbe essere il futuro. Viviamo uno stato di sospensione, questo è quello che i tre puntini rappresentano e chissà forse anche un po’ la speranza…
Quale è stata la sfida più difficile che hai affrontato nella produzione di questo brano e come l’hai superata?
Scrivere e “comporre” mi viene in maniera abbastanza naturale, l’aspetto tecnico invece, quello rappresentato dalla fase del mix e del mastering è un po’ più complesso per me che non sono un ingegnere del suono. Mi tocca studiare, ma mi piace.
Porterai il pezzo dal vivo?
Mi piacerebbe veramente tanto, ma oggi è, a differenza di anni fa, è più semplice produrre e pubblicare un brano che riuscire a portarlo dal vivo.
Cosa possiamo aspettarci nel 2026 di Solo?
La speranza, per tutto quanto ci siamo detti prima, è di continuare a fare musica, provando a farla nella miglior maniera possibile. Qualcosa in cantiere c’è.








