Benvenuto Giuseppe Condello. Parliamo subito del tuo nuovo singolo. Dal punto di vista musicale, quale direzione volevi dare al suono di “Odio” rispetto ai tuoi lavori precedenti?
Volevo un suono più diretto e immediato, capace di coinvolgere fin dalle prime battute. Nei lavori precedenti avevo dato più spazio alle atmosfere e alle sovrastrutture; con “Odio”, invece, sentivo il bisogno di un impatto più fisico, in cui energia, dinamica e tensione diventassero parte integrante del racconto. Ho giocato molto anche sulla stereofonia: le strofe che precedono i ritornelli sono volutamente in mono, per creare una sensazione quasi claustrofobica, che poi si apre improvvisamente nel ritornello grazie all’espansione del panorama stereo.
Il brano coinvolge Guido Tassone al basso e Michele Pannetta alla batteria. Quanto è stato importante il contributo della band nella costruzione dell’identità sonora del pezzo?
È stato fondamentale. Guido Tassone mi accompagna nel mio percorso da solista fin dal 2017. Ha sempre seguito i miei brani, anche quando non vi ha partecipato come musicista, e conosce profondamente il mio modo di scrivere. Michele Panetta, invece, è stata una bellissima sorpresa. Mi hanno colpito sia la sua preparazione sia l’approccio immediato al brano. Fin dal primo momento sembrava che la batteria fosse un’estensione naturale del suo modo di esprimersi.
La produzione è stata curata da Giuseppe Novella presso Blanko Records, mentre il mastering è stato affidato a Steve Corrao a Nashville. Come hanno influenzato il risultato finale questi passaggi?
Con Giuseppe Novella lavoro dal 2017. È un perfezionista e dà sempre il massimo, sia durante le riprese sia nelle fasi successive della produzione. Insieme abbiamo cercato il giusto equilibrio tra impatto e chiarezza, costruendo un suono che valorizzasse l’identità del brano senza appesantirlo. Anche la collaborazione con Steve Corrao risale al mio primo EP, “Altro Quando”. Il suo mastering ha dato coesione al risultato finale, rispettando l’idea iniziale del mix e valorizzandone energia, definizione e dinamica.
Quanto equilibrio hai cercato tra la componente emotiva del testo e la dimensione più istintiva e rock della musica?
Per me testo e musica devono raccontare la stessa storia. Non volevo che il testo fosse semplicemente accompagnato dalla musica, ma che il sound ne amplificasse il significato. L’energia e la componente rock servono proprio a rendere ancora più intenso ciò che le parole vogliono comunicare.
Quali elementi sonori pensi rappresentino maggiormente la tua nuova fase artistica?
Direi l’impatto immediato, la ricerca della dinamica e una particolare attenzione al groove. Ogni elemento ritmico e sonoro è stato studiato per rendere il brano il più coinvolgente possibile, senza perdere equilibrio. È una direzione che affonda le sue radici in alcuni miei lavori precedenti, ma che in questa canzone trova la sua massima espressione. I prossimi capitoli della trilogia avranno invece una personalità sonora tutta loro.
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