Ancora 7 date nei palazzetti d’Italia prima dell’attesissimo esordio allo stadio Olimpico di Roma per “Colpa delle Favole”, il tour firmato Ultimo – alla nascita Niccolò Moriconi – che sabato scorso ha riempito il Palazzo dello Sport capitolino. Quella di sabato è stata l’ultima delle 4 date ospitate dal Palalottomatica, un finale da grandi numeri e grandi emozioni a conferma del sorprendente successo del giovane cantautore romano.
Cronaca di un concerto
Ai cancelli del palazzetto nel quartiere est di Roma, tra gli stand del merchandising e la corsa agli ultimi biglietti, gruppi di persone sparse riprendono a voce alta le canzoni che provengono dai camioncini dei ‘paninari’ posti sul marciapiede di fronte: è solo l’anticipo di quello che sarà un concerto di musica e parole che riempiranno l’arena indoor romana. Gruppi di amici, coppie di innamorati, figli e madri: tutti aspettano, ogni età attende di trovare la propria dimensione nei testi di Niccolò. E’ forse questa la chiave del successo del giovane artista, riesce a raccontare storie a tutti.
Si spengono le luci: è Colpa delle Favole
All’apertura dei cancelli inizia la corsa verso il palazzetto. Settori ed anelli si riempiono man mano, i pochi posti vacanti si popolano a pochi minuti dall’inizio. Si spengono le luci tra le urla dei fan e una chiave che gira sul led: Ultimo è sul palco con Colpa delle Favole. Inizia così l’ultima sera ‘cantata’ nella città eterna.
Due ore e poco più di musica
Niccolò Moriconi si presenta al pubblico nella sua più totale semplicità. Un jeans e una maglietta che lascia scoperti i suoi segni d’inchiostro sulla pelle, un outfit che rispetta pienamente lo stile del giovane ragazzo di periferia che crede poco nella forma e molto nella sostanza. Il pubblico canta e balla sulle note di Aperitivo Grezzo. Si racconta cantando di Marchino, Leo, Adriano e Alessandro: una dedica agli amici del parchetto e un grido contro moralismi e retorica. Una direzione, quest’ultima, che riconduce a molti dei testi scritti dal cantautore e cantati insieme al suo pubblico al Palalottomatica: Mille Universi, Fateme Cantà, Peter Pan, Chiave, Sogni Appesi. La passione nella rabbia per le incomprensioni e le ipocrisie, si eguaglia all’amore e ai frammenti di storie che si ritrovano negli altri suoi testi: Quando fuori piove, Cascare nei tuoi occhi, Quella casa che avevamo in mente, Amati sempre, Poesia senza veli, Ti dedico il silenzio, Piccola stella, Rondini al guinzaglio, I tuoi particolari, La stella più fragile dell’universo, Farfalla bianca, Giusy, Pianeti, Fermo, Stasera, Il tuo nome, La stazione dei ricordi e il medley composto da Buon Viaggio, L’unica forza che ho, Racconterò di te, Peter Pan. Non sono mancati i momenti al suo affezionato pianoforte, accompagnato a tratti da violino e violoncello.
Ultimo canta di una generazione molto spesso sottovalutata
Classe ’96, Ultimo è stato bravo ad eleggersi come simbolo di una generazione che molto spesso si perde nelle banalità dei pregiudizi altrui. Alle canzoni di Ultimo si affidano la collera per incertezze e fallimenti, e la fiducia in sogni e vite diverse. I testi del cantautore romano prestano conforto per la normalità delle fragilità e storie in cui poter leggere un po’ di se stessi dimenticando talvolta la vergogna di sentirsi deboli. E chi lo fa è stato bravo a comprenderne la sensibilità fatta di concretezze che non si perdono in parole, ricercando e trovando nei suoi testi un’umanità senza veli forse molto vicina alla verità.
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