I Modà come i Pooh? Kekko riflette su un paragone che attraversa le generazioni

C’è un paragone che nasce quasi per scherzo e finisce per aprire una riflessione profonda sul senso della musica popolare italiana. Qualcuno, un giorno, lo ha detto per ridere: «Sono arrivati i Pooh degli anni Duemila». La risposta di Kekko Silvestre, frontman dei Modà, è stata immediata e tutt’altro che difensiva: «Magari».

Non è un’esclamazione casuale. Nei Pooh c’è una storia che pesa, una carriera lunga decenni, canzoni capaci di attraversare il tempo senza perdere forza. «Con la carriera pazzesca che hanno avuto, ci metterei la firma», ha spiegato Kekko, riconoscendo in quel confronto non un’etichetta, ma un complimento.

Tanti i punti in comune

Il punto d’incontro, secondo il cantante, non sta nello stile o nell’epoca, ma in qualcosa di molto più raro: il pubblico trasversale. Ai concerti dei Modà convivono mondi diversi, bambini e settantenni, famiglie intere, generazioni lontane che si ritrovano a cantare le stesse parole. Una scena che oggi non è affatto scontata.

Al via a luglio il tour estivo, nuove date per celebrare i 60 anni di carriera di una delle band più longeve della storia della musica (We Music)

Il segreto? Kekko non ha dubbi. Sta nel linguaggio semplice e nelle canzoni che parlano di temi universali, quelli che non invecchiano e non hanno bisogno di spiegazioni. Emozioni dirette, sentimenti riconoscibili, storie che possono appartenere a chiunque.

Forse è proprio questo che rende il paragone con i Pooh meno azzardato di quanto sembri. Non una questione di epoche o di suoni, ma di capacità di unire. In un panorama musicale sempre più frammentato, riuscire a mettere d’accordo generazioni diverse è una conquista rara. E forse, alla fine, è questo il vero significato di quella frase nata per scherzo.

Ivano Moriello

Giornalista da circa 15 anni, amo la musica e i viaggi. I concerti live sono il mio pane quotidiano e seguo con grande passione il calcio, tifando per il Napoli.

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