“Ipergigante” dei Voina, ecco la nostra recensione

Un pugno allo stomaco, di quelli che ti lasciano qualche secondo senza respiro e poi ti riportano alla dura realtà: è “Ipergigante”, il terzo album del duo abruzzese Voina uscito sotto l’etichetta V4V Records il 14 Febbraio, degno proseguimento di un percorso iniziato con i lavori precedenti (“Noi non siamo infinto” e “Alcol, Schifo e Nostalgia”).

 

Pezzi acustici si mischiano con le chitarre elettroniche e strofe rap per dar vita al racconto in chiave pop-rock di uno stato d’animo fatto di incertezze, sogni e realtà che ti viene sbattuta in faccia.

È quasi un inno di speranza, che non lascia minimamente immaginare cosa verrà dopo, il primo verso del pezzo di apertura Stanza (“Ed ogni gatto ci spera di diventare una pantera il venerdì sera”), totalmente in contrapposizione con la forza delle parole devastanti, ma allo stesso tempo chiare e trasparenti, che si fondono con le melodie delicate in MDMA, un racconto di sentimenti difficili da sopportare.

 

I versi di Shinigami ti entrano nel cervello (“Evito una guerra dichiarata a Risiko! Non ho più un’armata, qui da quanto te ne sei andata è sempre la giornata mondiale di un’altra stronzata”) e se provi a cantarli puoi farlo solo con la rabbia di chi si ritrova disarmato davanti ad una situazione che non può controllare, alza bandiera bianca ma continua a sbagliare arrendendosi ad un mietitore di anime spietato.

Le ore piccole è un’iperbole di contrasti moderni (“Le volte in cui davvero non dovresti sono quelle in cui dovresti davvero. Affittare il mondo intero ma tu non hai niente, Io tre sigarette e due euro”) che la rendono super radiofonica e da cantare di pancia sottopalco, mentre Uragani ci riporta alla cruda difficoltà esistenziale (“e mi detesto per la mia debolezza, la lentezza, la mia voglia di tenerezza”) insieme a Mercurio Cromo (“Riconoscimi i demeriti e i lividi, covo un odio da anni che mette i brividi, produttore di succhi gastrici. Il più bravo di tutti ad accumulare debiti, credimi, è davvero meglio se mi eviti”).

Blu invece è la storia di chi vuole scappare a tutti i costi per vivere costantemente su quel filo di instabilità dove in realtà sei in perfetto equilibrio (“In fondo non è male essere sempre gli ultimi, meglio due pazzi strani un po’ infelici e stupidi. Veloci e inutili come fulmini. Meglio le vertigini che le abitudini”), ma sono Luna Park e Korea che lasciano infine spazio alla consapevolezza che è ben lontana dall’essere rassegnazione.

9 pezzi, generi e mood differenti che insieme si fondono organicamente per raccontare debolezze e disagi che, mentre sarebbe più facile nascondere dietro testi e musiche velatamente felici, i Voina vogliono sconfiggere a suon di chitarre e parole che rimbombano come un mantra da cantare con il volume al massimo.

YouTube: Le Ore Piccole https://youtu.be/4luwIfYMz3Q?list=PLLuEFGWr8rHlH9nPzfSwJd7LjK1yA-XqL

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A cura di Elisa La Sala

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