Da Ligabue ad Amici fino al nuovo album “Tutti Manifesti”: ecco l’intervista ai The Jab

Si chiamano The Jab e sono un duo piemontese reduce dalla partecipazione ad Amici che sta spopolando su Spotify. Alessandro De Santis (voce, chitarra) e Mario Francese (tastiere, producer), dopo un esordio nei locali e nei festival del torinese, hanno pubblicato il loro primo singolo, dal titolo “Regina“, che li ha portati alla vittoria del “LigaRockParkContest” ed alla conseguente apertura del concerto di Luciano Ligabue al parco di Monza (Liga Rock Park), nel settembre del 2016.

Nel 2017 The Jab hanno superato le selezioni, aggiudicandosi un posto nella scuola di Amici. Dopo l’esperienza televisiva, dopo i singoli “Costenzo“, “Vaniglia” e “Lei”, che ad oggi contano oltre 500.000 streaming su Spotify e diversi inserimenti in playlist editoriali, The Jab hanno aperto a marzo 2019 il concerto di Irama al Teatro della Concordia di Venaria Reale.

Lo scorso 12 luglio è uscito il loro primo album di inediti “Tutti Manifesti”, completamente autoprodotto.

Partiamo da quella domenica di settembre 2016: un giorno speciale per voi. Raccontateci l’esperienza che avete vissuto e le vostre sensazioni.

Nel 2016 partecipammo ad un contest, senza grosse pretese. Era il LigaRockParkContest. In un batter d’occhio ci siamo ritrovati a vincerlo, inaspettatamente, trovandoci sul palco di Ligabue, con circa 60.000 persone sotto di noi. Le sensazioni erano contrastanti: panico, adrenalina, esaltazione, timore. La conclusione è che ci siamo portati a casa un’esperienza importantissima, soprattutto per dei ragazzi di 17/18 anni!

Dopo il “LigaRockParkContest”, la vostra scelta è ricaduta su Amici. Ancora oggi fareste lo stesso percorso? Come giudicate quel periodo della vostra carriera?

Amici non era mai stato nei nostri piani. Abbiamo ricevuto una chiamata per partecipare ai provini, e da lì è iniziato tutto. Rifaremmo sicuramente le stesse scelte. È stata un’esperienza formativa in tutto e per tutto, nonostante la nostra musica e personalità non siano state capite fino in fondo. Possiamo dire con certezza che Amici è stato il mezzo con il quale ci siamo avvicinati di più al mondo della musica, quindi non possiamo che pensare a quel periodo con gratitudine!

Conclusa l’esperienza di Amici, avete pubblicato tre singoli che hanno avuto un buon successo. E lo scorso 12 luglio è uscito l’album “Tutti Manifesti”, completamente autoprodotto. Raccontateci questa scelta “indipendente”.

La scelta di pubblicare Tutti Manifesti deriva dall’esigenza di far ascoltare al pubblico i brani più significativi che abbiamo scritto negli ultimi anni, come una sorta di raccolta. La scelta di farlo in modo indipendente non è unicamente nostra invece. Sicuramente ci piace il fatto di poter gestire la nostra musica e tutto ciò che le sta intorno in modo autonomo, ma fino al momento in cui un certo tipo di realtà si avvicinerà a noi per aiutarci e collaborare, la nostra rimane una scelta “obbligata”.

A chi vi ispirate tra i big della musica nazionale e internazionale? Fateci i nomi di almeno 5 artisti o band.

La nostra ispirazione spazia su diversi generi. Possiamo definire i Twenty One Pilots come la nostra fonte principale, ma ammiriamo lo stile di molti artisti. Muse, Negramaro, Fask, Willie Peyote, ecc.

 

Quanto è complicato riuscire ad emergere nel mondo della musica e per quale ragione secondo voi?

È complicato, indubbiamente. In un periodo storico come il nostro, in cui c’è una proposta gigantesca e variegata, risulta molto difficile trovare la chiave che apra le porte della discografia. Forse la nostra è disillusione, ma crediamo ancora nella meritocrazia. Pensiamo che impegnandoci, trovando una forma nostra di spettacolo, uno stile solido e riconoscibile, potremmo arrivare a vivere di questo.

Il vostro sogno nel cassetto?

Negli anni i sogni hanno lasciato spazio agli obiettivi. Ma se dovessimo definire un nostro “sogno nel cassetto” sarebbe quello di una collaborazione (live o in studio) con i Twenty One Pilots.

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